Ormai l’Italia è diventata lo zimbello d’Europa per lo sperpero di denaro pubblico privo di un reale fine sinallagmatico. Da quando è stato introdotto il Reddito di Cittadinanza, una parte della popolazione ha smesso di cercare lavoro, trasformando uno strumento potenzialmente utile in un meccanismo di assistenza passiva.
Eppure, il Reddito di Cittadinanza avrebbe potuto funzionare se fosse stato progettato con un vero piano programmatico basato sull’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Il ruolo dei Navigator — pensato per affiancare gli operatori degli ex Uffici di Collocamento, oggi Agenzie per l’Impiego — avrebbe dovuto essere centrale. Invece, dopo un bando di selezione molto pubblicizzato, questa figura è stata rapidamente abbandonata, lasciando il sistema privo del suo perno operativo.
Il Movimento 5 Stelle ha fatto credere che il reddito fosse un percorso verso l’occupazione, ma nella pratica si è trasformato in una misura di distribuzione incondizionata di denaro, rivolta anche a persone che non sarebbero riuscite a sostenersi con i soli strumenti di welfare tradizionale. Come spesso accade con gli strumenti assistenziali del Welfare State, il reddito ha fornito un sostegno economico, ma non ha favorito l’ingresso nel mercato del lavoro. Non per mancanza di opportunità, ma per la scarsa volontà — o capacità — di una parte dei beneficiari, più orientati a godere dell’ozio che a intraprendere un’attività lavorativa.
Tra i percettori sono emerse anche categorie problematiche: soggetti legati alla criminalità organizzata, ex terroristi detenuti e altri individui che hanno saputo sfruttare la misura come fonte di reddito facile. I paletti e le barriere all’ingresso, che avrebbero dovuto impedire tali abusi, sono progressivamente scomparsi.
A questo punto è naturale chiedersi: fino a quando continuerà questo modello di distribuzione indiscriminata di reddito?
L’economista Guy Standing ha sostenuto che un reddito di base potrebbe funzionare solo se accompagnato da una forza lavoro evoluta e da un sistema di Workfare: un modello in cui il sostegno economico è condizionato all’accettazione di un lavoro, pena la perdita dell’emolumento. Una strada che, però, rischia di sfociare in un mercato del lavoro autoritario, con conseguenze distributive pesanti: solo i più capaci e meritevoli avrebbero una sicurezza di base.
Un reddito di base condizionato all’accettazione del lavoro — come nelle intenzioni originarie del Reddito di Cittadinanza — potrebbe teoricamente rafforzare il potere contrattuale anche delle categorie più deboli. Ma calibrare strumenti così complessi in modo equo sembra, oggi, pura fantascienza.
Vedremo cosa accadrà.
![]()
