Il nuovo DDL sulla caccia presentato dal Governo Meloni rappresenta, a mio avviso, un passo indietro grave e ingiustificabile.
In un momento storico in cui l’Europa chiede più tutela della biodiversità, più sicurezza nei territori rurali e più investimenti in prevenzione, l’Italia sceglie invece di allargare le maglie della caccia, ridurre controlli e aumentare le possibilità di intervento armato anche contro certe categorie di animali.
Questa non è modernizzazione: è deregolamentazione mascherata, che espone cittadini, fauna e territori a rischi maggiori senza alcuna evidenza scientifica che ne giustifichi l’urgenza.
Le politiche pubbliche dovrebbero basarsi su dati, non su pressioni di categoria. E dovrebbero proteggere il bene comune, non indebolirlo.
Mi auguro che il Parlamento e la società civile aprano un confronto serio, perché la gestione della fauna non può diventare terreno di propaganda.
Le associazioni ambientaliste parlano di “violenza inaccettabile” e di un arretramento storico nella tutela della fauna.
E non è difficile capire perché.
Viviamo in un tempo in cui la vulnerabilità degli esseri viventi si tocca con mano e ci ricordano quanto sia urgente una politica che metta al centro la vita, non l’indifferenza.
Il punto più controverso è la multa fino a 900 euro per chi “disturba” o “ostacola” attività venatorie. Una norma che, di fatto, rende i cacciatori soprannaturali: intoccabili, inattaccabili, protetti da una bolla giuridica che punisce perfino chi protesta pacificamente o chi semplicemente non vuole trovarsi un fucile puntato mentre cammina nei boschi. Poi amplia le aree dove si potrà sparare, permette alle Regioni di autorizzare interventi armati di “controllo” anche in zone sensibili, introduce nuove specie cacciabili, apre ai cacciatori stranieri senza limiti numerici ect….
Una condotta che fa acqua da tutte le parti.
La forza di chi difende la natura non sta nella violenza, ma nella mobilitazione civile. WWF, LIPU, LAV, ENPA e Legambiente hanno attivato petizioni e campagne: firmarle è un gesto concreto per dire NO alla caccia e alla sua normalizzazione .
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