Palermo è di nuovo sommersa dalla munnizza. Cinque giorni fa le strade erano impraticabili, trasformate in corridoi di sacchetti maleodoranti, habitat perfetto per insetti e degrado. Una città che dovrebbe accogliere turisti e cultura si ritrova invece a mostrare il suo lato più indegno.
Il ritorno del vecchio orco e la nomina del nuovo caporione non hanno cambiato nulla: la macchina amministrativa è ferma, inceppata, incapace di garantire un servizio essenziale. Il sindaco ha le mani legate, la burocrazia soffoca ogni tentativo di intervento, e la programmazione sembra un concetto astratto.
Nei paesi della provincia la situazione è persino peggiore: raccolta inesistente, complicità, controlli assenti., non parliamo degli incendi che sembra proprio una conseguenza di questa totale incuria. E mentre i cittadini subiscono, le acque inquinate dei dissalatori vengono scaricate a mare, con i comuni che si limitano a mettere cartelli di divieto, come se bastasse un foglio di plastica a nascondere la vergogna.
Questo non è solo degrado: è resa. È accettazione passiva di un sistema che non funziona e che non vuole funzionare. Ma uscire da questo fetore mafioso è possibile. Serve volontà, coraggio e una società che pretenda Educazione Civica, rispetto e legalità. Senza questo, Palermo e gli altri comuni resteranno ostaggio della totale incuria.
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