Il fenomeno dei furti d’auto è una delle piaghe sociali alimentate dalla criminalità organizzata, con un impatto economico rilevante e mai davvero contrastato. A mio avviso, le battaglie dei governi italiani e le iniziative di deputati e ministri appaiono spesso inefficaci, prive di una reale volontà di tutela del cittadino.
La presenza costante della delinquenza nella società genera una sorta di laissez passer che alimenta un’inciviltà diffusa. Il furto di un bene mobile, oltre a essere un atto violento, lascia il cittadino senza una protezione adeguata e con la sensazione che la legge non riesca a inibire la mano del delinquente. In alcuni casi, complice una legislazione debole, il furto rischia persino di essere considerato penalmente irrilevante, come se fosse un “reato minore”.
Alla beffa del furto si aggiunge quella del ritrovamento: il cittadino, già deluso e sconfortato, si ritrova spesso a dover rimuovere rapidamente il mezzo distrutto, quasi come se fosse lui il responsabile di un “rifiuto-relitto” che potrebbe danneggiare l’ambiente. Una dinamica che evidenzia l’assenza di una reale tutela dell’ordine pubblico da parte delle istituzioni.
Tutto questo è il risultato di un errore sociale profondo, di una società che non ha saputo proteggere i propri cittadini. Oggi ci sentiamo più esposti, più vulnerabili. Le leggi e le interpretazioni giudiziarie hanno finito per svuotare di significato la risposta ai reati minori, come il furto d’auto, e persino alla legittima difesa. Una politica immatura e incerta, guidata da figure inconsistenti, ha progressivamente indebolito il concetto stesso di Stato.
E forse siamo solo all’inizio. Vedremo cosa ci riserverà il futuro.
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