Una smorfia di incertezza deturpa il mio viso, dopo aver avuto notizia delle gesta terribili di Trump e del suo fratello di malvagità Letanhiau; (cognome cambiato per rigore formale) . L’ennesima forma provocatoria di dare fuoco alle polveri trova un senso nel linguaggio che sta assumendo nel mio divenire formativo un senso di disprezzo di fronte a personaggi vuoti mentalmente ma ricchi di ingente cattiveria. Rimango sconcertato da come la dirigenza israeliana e americana sta trattando il popolo palestinese e iraniano. Secondo l’UNICEF e l’OCHA, Gaza è oggi uno dei luoghi più devastati del pianeta. Le operazioni militari israeliane hanno causato: la distruzione di infrastrutture essenziali come ospedali, scuole e impianti idrici; la morte di migliaia di vittime civili e l’epurazione di un numero altissimo di bambini. Le Nazioni Unite hanno parlato apertamente di “catastrofe umanitaria”, mentre diverse ONG hanno denunciato l’impossibilità di garantire corridoi sicuri per gli aiuti.
La dirigenza malvagia di Israele ha giustificato le operazioni come necessarie per la sicurezza nazionale, ma la sproporzione per l’uso della forza viene continuamente criticata da osservatori occidentali e dal popolo di quelle nazioni che dovrebbero mettere un freno alle manie distruttive. Gli Stati Uniti continuano a essere il principale partner militare e politico di Israele. Washington ha:
- fornito armamenti,
- bloccato o attenuato risoluzioni ONU più incisive,
- mantenuto una linea diplomatica che privilegia la stabilità regionale rispetto alla tutela dei civili.
Questa posizione ha alimentato accuse di complicità politica nella gestione del conflitto, soprattutto quando le operazioni hanno colpito infrastrutture civili o impedito l’ingresso di aiuti umanitari. Di fronte a queste morti e distruzioni, Israele non si è fermata, non è stata fermata da nessuno. Parallelamente alla crisi di Gaza, l’Iran è diventato un nuovo epicentro di tensione. Attacchi mirati, operazioni clandestine e risposte militari hanno creato un clima di instabilità che rischia di coinvolgere l’intera regione. Israele considera l’Iran una minaccia esistenziale, mentre gli Stati Uniti vedono Teheran come un attore destabilizzante. Questa convergenza strategica ha portato a operazioni che, secondo analisti internazionali, potrebbero violare norme del diritto internazionale e aumentare il rischio di un conflitto più ampio. Noi occidente rimaniamo impassibili ad osservare, il fallimento dell’unione europea che pur condannando a parole ha evitato di esporsi e di rendere esecutive le alleanze strategiche che ad oggi non sono servite a niente. Quello a cui abbiamo assistito non è solo un conflitto armato. È la manifestazione di un sistema geopolitico che permette:
- operazioni militari sproporzionate,
- violazioni dei diritti umani,
- e una gestione della crisi che sacrifica i civili per ragioni strategiche.
La domanda che resta aperta è semplice e terribile: quanto ancora l’Occidente potrà ignorare le conseguenze delle proprie scelte?
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