Ogni giorno è una novità. Basta voltare lo sguardo, ascoltare un borbottio, seguire un sentiero di terra: l’impensabile si rivela. L’uomo, con sorprendente abilità, riesce nell’illecito come se avesse tra le mani un cancellino capace di occultare regole e norme giuridiche. La lottizzazione abusiva non è un fenomeno nuovo: è una realtà che incancrenisce il territorio, lo deforma, lo sottrae alla collettività e lo consegna a chi sa seppellire la luce facendo sprofondare il buio.
Cosa si intende per lottizzazione abusiva
La lottizzazione si configura attraverso l’esecuzione di opere che comportano una trasformazione urbanistica o edilizia dei terreni in violazione delle prescrizioni urbanistiche vigenti o adottate, o comunque stabilite dalle leggi statali o regionali, oppure senza la prescritta autorizzazione.
Si parla di abuso quando si altera il territorio con comportamenti incompatibili con la normale condotta diligente, violando linee guida, regole e norme. La giurisprudenza ritiene configurabile la lottizzazione abusiva in casi come:
- recinzioni e picchettamenti arbitrari;
- cordoli in cemento per delimitare pertinenze abusive;
- roulotte prefabbricate stabilmente posizionate, creando insediamenti permanenti;
- opere edilizie non autorizzate all’interno di campeggi;
- parcheggi per automezzi pesanti realizzati senza titolo;
- impianti fotovoltaici privi delle autorizzazioni necessarie;
- e molte altre forme di trasformazione non consentita.
Quando l’acqua irrigua diventa strumento di abuso
Nel caso dei terreni serviti da impianti irrigui pubblici, l’abuso assume una forma ancora più insidiosa.
La presenza dell’acqua — bene collettivo, infrastruttura pubblica — diventa pretesto per recintare, delimitare, appropriarsi di porzioni di territorio agricolo:
- muri improvvisati,
- palizzate di canne,
- reti metalliche,
- picchetti di ferro,
- cancelli e chiusure non autorizzate.
Terreni agricoli, spesso abbandonati, vengono trasformati in proprietà private di fatto, senza alcuna regolamentazione catastale lecita. L’acqua, invece di servire l’agricoltura, diventa l’innesco di una lottizzazione illegale.
Balestrate e Partinico: il caso emblematico
Nei territori di Balestrate e Partinico, la situazione è evidente:
- terreni abbandonati recintati abusivamente;
- condotte irrigue che scorrono lungo strade e cordoli, senza controllo;
- concessioni irrigue ostacolate da recinzioni illegittime;
- appropriazioni di fatto di aree pubbliche o collettive.
La mancanza di un consorzio irriguo funzionante — come il Consorzio di Bonifica 2 Palermo, che dovrebbe gestire censimenti, manutenzioni e programmazione — crea un vuoto amministrativo che diventa terreno fertile per l’abuso.
Il sistema irrigativo, lasciato a sé stesso, diventa:
- fatiscente,
- disorganizzato,
- ridicolo nella sua interezza,
- incapace di garantire equità e legalità.
L’acqua scorre dove non dovrebbe, si disperde lungo strade e cordoli, alimenta terreni abbandonati e, paradossalmente, non raggiunge chi ne avrebbe diritto.
L’abuso come fenomeno mafioso
Non si tratta solo di irregolarità. L’acquisizione di terreni abbandonati, la recinzione arbitraria, la trasformazione di aree agricole in lotti privati è spesso forza di piena mafiosità:
- appropriazione indebita del territorio,
- controllo delle risorse idriche,
- creazione di micro-lottizzazioni illegali,
- intimidazione implicita verso chi vorrebbe far valere i propri diritti.
Lo Stato, con regole anomale e controlli insufficienti, non interviene. Chi subisce l’abuso resta solo, senza tutela, mentre il consorzio irriguo — che dovrebbe garantire trasparenza e gestione — si trasforma in un organismo venale, un laissez faire che permette a chiunque di fare e disfare.
Conclusione
La lottizzazione abusiva non nasce dal nulla: cresce dove le istituzioni non vedono, dove i consorzi irrigui non censiscono, dove l’acqua scorre senza controllo. È il risultato di una mala gestio che trasforma un bene collettivo in un’arma urbanistica, capace di alterare il territorio e favorire chi vive nell’ombra.
Finché la gestione irrigua resterà disorganizzata, opaca e priva di vigilanza, il territorio continuerà a essere modellato non dalla legge, ma dall’abuso.
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