Il 28 luglio 2023 il giudice di pace di Fano, dott. Tajarol, ha emesso la sentenza n. 92/2023 in una causa civile avviata da un cittadino over 50 contro l’Agenzia delle Entrate. L’uomo contestava la sanzione amministrativa di 100 euro prevista dall’art. 4-quater del D.L. 44/2021 per chi, alla data del 15 giugno 2022, non aveva iniziato il ciclo vaccinale primario anti‑Covid.
Il giudice ha accolto il ricorso, annullando la sanzione e condannando l’Agenzia delle Entrate-Riscossione al pagamento delle spese processuali. Una decisione che ha suscitato attenzione perché richiama, in parte, argomentazioni già emerse in altre pronunce giudiziarie, come quella del Tribunale Militare di Napoli del 10 marzo 2023, in cui si discuteva dell’efficacia dei vaccini nel prevenire il contagio.
Secondo la sentenza di Fano, la distinzione normativa tra vaccinati e non vaccinati non sarebbe giustificata se entrambi possono contrarre e trasmettere il virus. Da qui la conclusione: l’obbligo vaccinale, in quel contesto specifico, non avrebbe rispettato i criteri di proporzionalità e ragionevolezza richiesti dalla Costituzione.
La decisione si inserisce in un quadro più ampio di dibattito giuridico e politico che ha accompagnato gli anni della pandemia. Diversi tribunali hanno affrontato ricorsi relativi a obblighi, sanzioni e sospensioni dal lavoro, con esiti non sempre uniformi. Il caso di Fano rappresenta una delle pronunce più discusse, perché mette in evidenza il ruolo della magistratura di merito nel valutare la compatibilità delle misure emergenziali con i diritti fondamentali.
Il riferimento all’articolo 32 della Costituzione — che tutela la salute come diritto dell’individuo e interesse della collettività, e stabilisce che nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge — resta centrale nel dibattito. Così come lo sono le norme europee sulla libertà dei media e i principi internazionali sulla trasparenza e il diritto all’informazione.
La sentenza del giudice di pace di Fano non chiude la discussione, ma la riapre: solleva interrogativi sul rapporto tra emergenza, diritti e limiti del potere pubblico. E ricorda che, anche nei momenti più complessi, la giustizia può diventare uno spazio di controllo e di equilibrio.
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