Non c’è che dire: il lupo perde il pelo, ma non il vizio. Un vizio che continua a generare azioni superiori, senza limiti e senza freni. La seconda parte della trattativa tra Stato e Mafia – quella che nessuno vuole raccontare – si sta manifestando come un virus cancerogeno che si insinua nell’organismo istituzionale, distruggendolo dall’interno.
Di cosa parliamo in questo post? Delle idee malsane di un governo che sembra rispondere più agli equilibri del “nuovo ordine mondiale” che agli interessi del popolo italiano. Un governo che finisce per favorire la mafia, invece di ostacolarne le mire espansionistiche e riorganizzative.
Ergastolo ostativo: la breccia che non doveva aprirsi
Il 23 marzo 2021 il Governo Italiano, tramite l’Avvocatura dello Stato, ha ufficialmente aperto una breccia per i detenuti condannati al “fine pena mai” per delitti di mafia e terrorismo. Una breccia che permette loro di accedere alla libertà condizionale anche senza pentimento e senza collaborazione con la giustizia.
Una scelta che sa di resa. Una scelta che sa di tradimento.
Stiamo parlando di individui che hanno le mani sporche del sangue delle stragi del 1992‑93, di omicidi, di depistaggi, di morti trasformate in falsi suicidi. Parliamo della crema acida della criminalità: Graviano, Bagarella, Scotto, Brusca e altri.
Il nuovo “salvacondotto” prevede che sia il magistrato di sorveglianza a decidere caso per caso. Ma delegare a un singolo la discrezionalità totale significa esporre quella figura a pressioni, rischi, tentazioni e – non prendiamoci in giro – possibilità di corruzione. Così lo Stato si piega ancora una volta, sciogliendo i vincoli che tenevano la mafia in catene e permettendole di riprendere fiato, forza e organizzazione.
Una strategia studiata a tavolino
La presenza di un ministro che ha smontato le leve della giustizia e che ora occupa un ruolo di comando non è casuale. È una tattica. Una strategia. Un disegno di un gruppo di potere disturbato, deviato, istituzionalmente predisposto al male.
Tutto questo marasma di mutazioni dell’ergastolo ostativo è arrivato davanti alla Corte Costituzionale, che sarà chiamata a decidere se permettere la libertà condizionale anche ai non pentiti. Una norma introdotta dopo le morti di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, che aveva permesso a molti mafiosi di collaborare con la giustizia, evitando l’ergastolo e contribuendo alle indagini.
Certo, ci sono stati anche falsi pentiti, depistaggi, manipolazioni – come nel caso Scarantino – orchestrati da poliziotti e dirigenti deviati. Ma l’ergastolo ostativo e il 416 bis sono stati strumenti fondamentali nella lotta alla mafia, riconosciuti anche dalla CEDU (13 giugno 2019) e dalla Corte Costituzionale (23 ottobre 2019).
Il papello: la trattativa che non muore mai
Il famoso “papello” di Totò Riina – la lista delle richieste allo Stato – sembra aver trovato nuova vita. Il governo dedica pochi minuti di silenzio alle vittime della mafia, per poi spianare la strada a quelle bestie che hanno distrutto la vita di magistrati, investigatori, giornalisti e cittadini comuni.
È come se la trattativa non fosse mai finita. È come se qualcuno avesse deciso di completarla oggi, trent’anni dopo.
E noi? Che ruolo abbiamo?
A prescindere da questo coacervo di nullità, da questa ignominia che continua a ripetersi, dobbiamo prendere posizione. Come popolo. Come cittadini. Come esseri che vivono in uno Stato di Diritto.
Siamo o non siamo Italiani onesti? Siamo o non siamo figli di una memoria che non può essere cancellata?
Non dimentichiamo le ombre del passato. Non dimentichiamo chi ha sacrificato la vita per noi.
Sforziamoci di essere Italiani.
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