La sospensione o riduzione di Report non è un episodio isolato, ma il sintomo di un malessere più profondo. Sigfrido Ranucci, volto storico dell’inchiesta televisiva, ha dichiarato che anche dentro la RAI esistono dinamiche di potere riconducibili a mafia e massoneria.
Queste parole, forti e coraggiose, spiegano forse perché il programma sia diventato scomodo: Report non si limita a raccontare fatti, ma scava nei meccanismi del potere, anche quando quel potere indossa il logo del servizio pubblico.
La domanda che resta sospesa è semplice e inquietante: chi teme la verità?
In un Paese dove la libertà di stampa è garantita sulla carta ma spesso compressa nella pratica, il caso Ranucci è un test per la democrazia.
E se davvero dentro la RAI si muovono logiche opache, allora non è solo un problema di televisione — è un problema di Stato.
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